L’accoglienza

L’accoglienza

14 Giugno, 2020 BLOG 0

Il Vocabolario Treccani dà questa definizione del verbo Accogliere. Ricevere, e in particolare ricevere nella propria casa, ammettere nel proprio gruppo, temporaneamente o stabilmente; soprattutto con riguardo al modo, al sentimento, alle manifestazioni con cui si riceve: a. gli ospiti, gli amici; a. affettuosamente, con gioia, con dimostrazioni d’affetto; fu accolto in quella casa come un figlio; ecc. ecc.
Quindi accogliere significa che una famiglia, un gruppo, una comunità o uno Stato prende dentro di sé un estraneo e, addirittura, lo accetta come un figlio.
Se volessimo interpretare il verbo in termini di Fisica potremmo dire che il grande (il gruppo che accoglie) contiene il piccolo (la persona accolta. E’ evidente e chiarissimo che, questa inclusione, comporta l’adeguamento del piccolo nel grande e non viceversa. Comporta l’accettazione da parte dell’accolto delle regole di chi accoglie. Sia essa una famiglia o uno Stato chi viene accolto o, semplicemente, vuole essere accolto, sottoscrive o perlomeno accetta le regole di chi accoglie.
Quali sono le regole del gruppo che accoglie? Per esempio in una famiglia, se una persona è accolta come un figlio, magari ha degli orari per il rientro. Se invece parliamo di uno Stato le regole sono il rispetto delle leggi e della cultura di quello Stato.
Tralascio, per il momento, l’accoglienza dovuta allo straniero e garantita dall’art. 10 della Costituzione che ne garantisce il diritto d’asilo nei casi in cui a quella persona sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione per soffermarmi all’accoglienza al di fuori di questa ipotesi.
E’ l’accoglienza non già di chi scappa da guerre ma di chi scappa da una miseria economica del proprio Paese.
E’ bene sottolineare che l’Africa, soprattutto quella sub sharaiana è ricchissima di risorse naturali. Prova ne sono gli ingenti investimenti cinesi in africa proprio per approvvigionarsi di materie prime. Sono ormai tantissimi i Paesi africani dove la tv cinese è vista alla stessa maniera di quella locale, proprio per la presenza fisica di cinesi. L’Africa è sempre stata meta del colonialismo, prima europeo e poi, adesso, cinese. Ancora oggi, però, l’ingerenza di alcuni Paesi europei, soprattutto della Francia, è forte. Addirittura, ci sono Paesi che sono sotto l’egemonia monetaria francese. Ben 8 Paesi Africani Bénin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. Utilizzano il franco Cfa che prevede che le banche centrali dell’Africa devono depositare la metà delle loro riserve di cambio presso la Banca di Francia.
Tornando al discorso dell’accoglienza bisogna oggi capire quale risposta dare alle migliaia di Africani che giornalmente prendono i gommoni per approdare in Italia e in Europa. La politica europea, anche su questo tema è cieca e sorda ed anche in questa occasione i nostri governanti hanno dimostrato per l’ennesima volta la loro subordinazione ai voleri dell’UE. La regola di base per cui il porto di approdo determina la responsabilità e l’accoglienza della persona che sbarca, hanno determinato una situazione ingestibile e destabilizzante. A fronte del piccolo contributo che l’UE riconosce allo Stato che accoglie, i costi economici e sociali sono sotto gli occhi di tutti.
Tutta l’Italia è ormai invasa da centinaia di migliaia di Africani che non sempre hanno come obiettivo quello di fuggire dalla fame ma di andare ad aumentare la criminalità sul territorio italiano, sia come singoli che come vere e proprie organizzazioni mafiose dedite allo spaccio e alla prostituzione. Ecco quindi che in circa 10 anni le nostre città sono diventate invivibili, specie nei quartieri nei pressi delle Stazioni ferroviarie. Quali sono allora le strade da percorrere? Adottare una politica, come quella attuale, dell’accoglienza di chiunque approdi? Politica questa che, come sappiamo, ha arricchito le tante cooperative al servizio dell’accoglienza ed anche la criminalità di chi organizza le traversate.
Oppure chiudere le frontiere definitivamente e impedire il superamento delle acque territoriali italiane anche con l’ausilio forte delle forze militari marittime?
Non solo; cosa fare per tutti quei migranti forniti o privi del permesso di soggiorno che si rendono responsabili di reati sul territorio italiano e che la Magistratura spesso strizza l’occhio con condanne lievi?
Andare incontro ad una società non più solo multietnica ma addirittura invertita rispetto alla nostra storia e cultura anche religiosa dove non è più chi accoglie che detta le regole ma chi è accolto che ne prende il sopravvento dettando le proprie?
Se vogliamo riprendere le fila di una società civile bisogna fare delle scelte forti e coraggiose che possano anche far storcere il naso ai finti buonisti che sono per l’entrata di chiunque fino a che non vengano eventualmente e direttamente coinvolti in reati da parte degli extracomunitari.
Anzitutto ritengo che l’accoglienza vada definita in base a dei precisi calcoli di disponibilità e necessità del Paese. Per esempio; quanti braccianti agricoli servono? Quanti servono per la collettività?
Sulla base di questi numeri creare accordi con i Paesi Africani nei quali potrebbero essere messe a disposizione la possibilità di iscriversi a delle liste dell’occupazione in Italia.
Per il resto la politica di frontiera marina dovrebbe essere rafforzata con la riconsegna immediata alla nazione del porto di partenza della nave.
Altro punto determinante è la messa al bando e l’espulsione immediata di chi si rende reo di reati sul territorio. Qualsiasi genere di reato. Ma non, come succede ora, che il condannato viene rimesso in libertà e gli si consegna il decreto di espulsione. Il condannato va in carcere giusto il tempo di organizzare il viaggio di ritorno nella sua nazione di origine.

MF

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