Keynes VS Neoliberismo: La guerra in atto

Keynes VS Neoliberismo: La guerra in atto

12 Giugno, 2020 BLOG 0

Teoria Keynesiana VS Teoria Neoliberista

Dopo aver scritto nei 2 precedenti articoli sulle 2 teorie in campo, la teoria Keynesiana e quella del Neoliberismo, vediamo quali sono le differenze.

Teoria Keynesiana
La teoria Keynesiana ha spostato l’attenzione dell’economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze (momenti di crisi economica) la domanda aggregata (l’insieme della domanda di beni e servizi) è insufficiente a garantire la piena occupazione. Ossia, l’insieme di quello che è richiesto dal mercato (domanda) non garantisce la piena occupazione di un popolo o di una nazione
Da qui, secondo Keynes, vi sarebbe la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che il prezzo da pagare sarebbe un’eccessiva disoccupazione nei periodi di crisi, come quello attuale, in quanto, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Ossia che, se la domanda di beni e servizi da parte delle persone diminuisce,le aziende riducono la produzione di beni e servizi. Tale situazione crea una spirale negativa poiché, alla diminuzione della produzione consegue, ovviamente, una riduzione dell’occupazione. Le aziende hanno bisogno di minore personale per produrre una minore quantità di beni e servizi da vendere. Per questo vi sarebbe la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determinerebbe un aumento dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione, dunque crescita economica

Teoria Neoliberista
Il neoliberismo è un indirizzo di pensiero economico, successivo alla grande depressione americana del 1929 che, in nome delle riconfermate premesse dell’economia classica, denuncia le sostanziali violazioni della concorrenza perpetrate da concentrazioni monopolistiche all’ombra del laissez-faire (principio proprio del liberismo economico, favorevole al non intervento dello Stato nel sistema economico; secondo questa teoria, l’azione egoistica del singolo cittadino, nella ricerca del proprio benessere, sarebbe infatti sufficiente a garantire la prosperità economica dell’intera società),e chiede pertanto misure statali atte a riaffermare l’effettiva libertà di mercato e a garantire con ciò il rispetto anche delle libertà politiche. Gli economisti neoliberisti, non insistono tuttavia più sugli ipotetici vantaggi della libera concorrenza, ma sugli inconvenienti pratici dell’intervento dello Stato, ritenuto facile a degenerare in costrizione, pesante, sempre tardivo e spesso inefficace. Il pensiero Neoliberista quindi, afferma 2 cose: il non intervento dello Stato nell’economia e il primato del libero mercato. Il neo liberismo, nella sua principale accezione, voleva quindi combattere sia l’interventismo statale ma anche la realizzazione di concentrazioni monopolistiche dell’economia. Oggi, con il termine neoliberismo, si fa riferimento proprio a ciò che si è realizzato nell’esasperazione del libero mercato e che ha portato a quello che gli stessi neoliberisti combattevano, ossia le concentrazioni monopolistiche.

Quindi, da una parte c’è l’interventismo dello Stato per aiutare la domanda di beni e servizi e quindi i consumi, dall’altra il rifiuto dell’interventismo dello Stato a sostegno dell’economia.

Da una parte la forza propulsiva della collettività, dall’altra la forza dell’egoismo individuale
Da una parte la proprietà pubblica dei beni e servizi essenziali, acqua, corrente e tutti i beni “pubblici” e dall’altro la privatizzazione degli stessi.

Da una parte la ricchezza “diffusa” e dall’altra la ricchezza concentrata in poche mani (monopolismo).
Nel Neoliberismo l’aggravante della concentrazione nelle mani di Istituzioni Private Finanziarie.

Da una parte il primato dei soldi e dall’altra delle leggi (Costituzione)

Nell’attuale situazione mondiale il Neoliberismo sta vincendo la sua battaglia contro la Teoria Keynesiana e i risvolti deleteri per tutta la comunità sono sotto gli occhi di tutti.
Le organizzazioni finanziarie tengono strette nei loro pugni Paesi e Governanti imponendo politiche economiche dannosissime per intere collettività.
L’Italia sta vivendo questa situazione con estrema debolezza, o almeno è quello che vogliono farci credere. Dall’entrata nell’UE e l’adozione dell’euro il nostro Paese è sempre più indietreggiato nelle classifiche mondiali passando dalla 5° potenza mondiale a fanalino di coda. E’ chiaro che questo disegno finanziario di distruzione della nostra economia fa buon gioco, oltre che alle Istituzioni finanziarie che guadagnano enormemente dalla speculazione, ai governi della stessa Area Euro, in primis a Francia e Germania.
L’Italia e gli italiani hanno sicuramente tanti difetti come ad esempio la preminenza del valore della furbizia (evasione fiscale, privilegi, timbrare i cartellini e uscire dal lavoro, trovare la via più corta per ottenere vantaggi, clientelismo, ecc. ecc.) .
Questo però non giustifica un attacco esterno e la necessaria adesione ad un modello economico come il Neoliberismo.
L’attacco non è solo esterno al Paese ma anche interno
I nostri governanti in passato hanno venduto il ns. Paese ed andrebbero processati per alto tradimento, così come quelli attuali che sono “al soldo” degli stranieri (Istituzioni politiche e finanziarie).
La dimostrazione è la scelta verso tutti gli strumenti di debito, pubblico o privato (Recovery Bond, Mes, ecc. ecc.) anziché l’adozione di una moneta parallela “a credito”.
C’è bisogno di un cambio globale di noi italiani per primo e della classe dirigente del Paese poi.
Io credo che ci sia la possibilità di riportare l’economia verso la Teoria Keynesiana a vantaggio di tutti e per evitare che i diritti costituzionali, che ancora abbiamo, vengano definitivamente cancellati sull’altare di Trattati Internazionali (Trattato di Lisbona) che sono lontani dai presupposti per i quali furono sottoscritti prevedendo, fra l’altro, i valori della solidarietà.
Sottoscrizione dei Trattati che, peraltro, non sono mai stati sottoposti a strumenti di consultazione popolare quali Referendum.

Michele Farina

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