Neoliberismo

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11 Giugno, 2020 BLOG 2

Neoliberismo
Il neoliberismo è un indirizzo di pensiero economico, successivo alla grande depressione americana del 1929 che, in nome delle riconfermate premesse dell’economia classica, denuncia le sostanziali violazioni della concorrenza perpetrate da concentrazioni monopolistiche all’ombra del laissez-faire (principio proprio del liberismo economico, favorevole al non intervento dello Stato nel sistema economico; secondo questa teoria, l’azione egoistica del singolo cittadino, nella ricerca del proprio benessere, sarebbe infatti sufficiente a garantire la prosperità economica dell’intera società),e chiede pertanto misure statali atte a riaffermare l’effettiva libertà di mercato e a garantire con ciò il rispetto anche delle libertà politiche. Gli economisti neoliberisti, non insistono tuttavia più sugli ipotetici vantaggi della libera concorrenza, ma sugli inconvenienti pratici dell’intervento dello Stato, ritenuto facile a degenerare in costrizione, pesante, sempre tardivo e spesso inefficace. Il pensiero Neoliberista quindi, afferma 2 cose: il non intervento dello Stato nell’economia e il primato del libero mercato. Il neo liberismo, nella sua principale accezione, voleva quindi combattere sia l’interventismo statale ma anche la realizzazione di concentrazioni monopolistiche dell’economia. Oggi, con il termine neoliberismo, si fa riferimento proprio a ciò che si è realizzato nell’esasperazione del libero mercato e che ha portato a quello che gli stessi neoliberisti combattevano, ossia le concentrazioni monopolistiche.
La libera concorrenza ed il monopolismo.
La spinta egoistica dell’uomo, insita nella libera concorrenza, porta, o dovrebbe portare, nel rispetto delle regole comuni, la pari opportunità per gli attori e la possibilità della crescita di un azienda. Maggiore è la capacità dell’azienda di crescere, maggiore dovrebbe essere sia il suo benessere che di riflesso il benessere per l’intera comunità (occupazione, consumi, ecc. ecc.). La mancanza di freno alla crescita porta necessariamente alla concentrazione monopolistica del sistema con il vantaggio di pochi a svantaggio degli altri. E’ ovvio che, se un impresa diventa sempre più grande ha lei la possibilità di dettare le regole a scapito delle altre aziende. Non solo, ma ha anche la possibilità di determinare anche le regole nell’ambito del lavoro, dei salari, ecc. ecc. Se poi questa crescita è prevalentemente nel settore finanziario con Banche sempre più grandi ecco che le sorti di una singola azienda (che può essere acquistata con l’acquisto dei titoli azionari) e dell’intera collettività sono nelle mani di pochi.
Seconda affermazione del pensiero neoliberista è, come dicevamo, la contrarietà all’interventismo statale nell’economia e quindi anche la cessione di tutti quei beni che lo Stato possiede, attraverso le privatizzazioni (energia, acqua, ecc. ecc.) degli stessi. Il mancato interventismo statale comporta anche l’impossibilità dello stesso di poter attuare politiche sociali a sostegno dell’economia nei momenti di crisi.
Ultima considerazione circa il neoliberismo sfrenato è quella, come dicevamo, della concentrazione della ricchezza non più in aziende produttive ma in quelle finanziarie. Le banche, come tutti sappiamo, hanno tutto l’interesse di ottenere un reddito dal denaro attraverso il prestito dello stesso. Il potere immenso nelle mani di ormai pochissime Istituzioni finanziarie/persone a livello mondiale ha portato ovviamente alla soggezione di Stati e politici al loro fine ultimo, ossia, il guadagno finanziario sotto le minacce di attacco sui tassi di interesse di uno Stato rispetto all’altro (spread). Basta semplicemente agire sui tassi di interesse di uno Stato per poter approfittare nell’acquisto delle aziende che operano in quello Stato. Con l’aumento dello spread i mercati azionari crollano e quindi le aziende quotate in quel mercato nazionale valgono di meno e sono maggiormente appetibili. Il neoliberismo attuale ha portato quindi ad una supremazia assoluta di pochi su tutti gli Stati e conseguentemente su tutto il popolo a livello mondiale.
Per questo semplice motivo assistiamo alla cecità di chi ci governa alla possibilità di un alternativa al ricorso al debito attraverso la emissione di una moneta a credito ma, al contrario, appunto, alla corsa ad una qualsiasi forma di finanziamento a debito (Mes, Recovery funds, ecc. ecc).
Il neoliberismo ha portato proprio a ciò che esso stesso non approvava; la concentrazione monopolistica dell’economia attraverso la concentrazione finanziaria!!!

Michele Farina

2 risposte

  1. Elena ha detto:

    Dott. Farina, o ci muoviamo in fretta cercando di fermare questi usurai della Troika e della varie lobby finanziarie che controllano la politica nel nostro Paese, cercando di salvare il possibile e di ripristinare un”economia a misura d’uomo e lo Stato sociale o e’la fine. Perché in autunno, in concomitanza con le presidenziali statunitensi sara’ sferrato l’attacco finanziario finale che coinvolgerà’ l’Italia e ci metterà in ginocchio. Non si illudano quelli che non muovono un dito pensando solo al proprio orticello, gli statali, la crisi arrivera’ anche per loro e spazzera’ via tutto. Londra e’ la nostra vera acerrima nemica, dal Britannia i poi, usando i complici istituzionali e politici compiacenti, manovra nell’ombra e prosegue la sua azione di dissoluzione della nostra Nazione. Chi dice il contrario mente.

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